Il cambio

da Silvano
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Il cambio è forse l’oggetto maggiormente misterioso di quelli in dotazione su una comune bicicletta. Non è infatti semplice spiegare il sistema di funzionamento di un cambio, in quanto è costituito da un insieme di elementi che funzionano in maniera sincronizzata e che permettono al ciclista di regolare cadenza e velocità in base alla tipologia di terreno con cui si ha a che fare.


L’energia che mette in moto una bicicletta, come è noto, è data dalla forza impressa dalle gambe del ciclista sui pedali, i quali sono collegati attraverso due leve (pedivelle) all’asse di rotazione chiamato movimento centrale. Sul movimento centrale è fissato in maniera coassiale un ingranaggio chiamato corona, che con la catena si collega alla ruota posteriore innescando il movimento di rotazione. Sulla ruota posteriore si trova anche la scala dei pignoni, un insieme di coroncine che può contare fino a 12 elementi e che serve a variare il rapporto di trasmissione e a ottenere la giusta pedalata per ogni tipo di percorso. Lo spostamento della catena da un pignone all’altro viene effettuato dal cambio, fissato in prossimità del pignone, che con un comodo comando meccanico o elettrico situato sul manubrio permette di aumentare o diminuire la “durezza” della pedalata.

Ma cosa succede quando si schiaccia il pulsante del cambio sul manubrio? Il cambio posto in prossimità dei pignoni fa compiere alla catena un leggero spostamento a destra o a sinistra, variando in questa maniera il rapporto di trasmissione, ovvero cambiando lo sviluppo metrico e la forza necessaria per far girare i pedali. Più questo rapporto è grande più la pedalata richiede energia, riuscendo a generare un sviluppo metrico notevole (pedalata/metri percorsi) e di conseguenza a far aumentare la velocità di crociera in pianura o in discesa. Al contrario, invece, più il rapporto è corto più la pedalata si alleggerisce, con lo sviluppo metrico che diminuisce sensibilmente adattandosi alla perfezione alla scalata di una salita. Se il rapporto è estremamente corto in gergo tecnico si parla di “demoltiplica”, ciò accade quando la rotazione per 360° dell’intera pedivella non è sufficiente a garantire una rotazione a 360° anche della ruota. In tutti gli altri casi si parla invece di “moltiplica”, perché lo sforzo impresso sul pedale permette di far compiere uno o più giri alla ruota. Nelle moderne biciclette il sistema cambio permette inoltre di avere una scala moltiplicata o demoltiplicata molto ampia, permettendo quindi ai ciclisti sia di affrontare salite altrimenti impossibili da scalare sia di sviluppare altissime velocità in pianura. Per questo motivo il sistema cambio è il sistema ideale per permettere il miglior utilizzo del veicolo bicicletta, che tra i mezzi non dotati di motore è sicuramente il mezzo energicamente più redditizio da utilizzare.

Il cambio, dunque, è uno degli elementi imprescindibili per una buona bicicletta. Esso, sebbene si rifaccia a uno schema primitivo, è infatti considerato il miglior strumento in dotazione per ottimizzare la pedalata. Fondamentale per far lavorare al meglio il cambio è attuare una periodica manutenzione degli elementi che ne compongono l’intero sistema, compresi pignoni e catena. I peggiori nemici del cambio sono gli urti, la pioggia e il sale, elementi che possono inficiarne il corretto funzionamento.